Sgomberiamo subito il campo dai dubbi: acquistare un abete vero come albero di Natale è sicuramente più ecosostenibile che comperarne uno finto.
Quest’ultimo infatti è fatto di plastiche, spesso non riciclabili e tossiche durante lo smaltimento e ha viaggiato per chilometri. Insomma, la sua carbon footprint (“impronta di carbonio”) è enorme (23-40 kg di CO2 per un singolo albero, oltre 10 volte quella dell’abete vero). Diventa un’opzione ecologica solo se viene riutilizzato per almeno 10 anni.
Tra le cose positive ci sono sicuramente:
- L’ampia scelta di colori: dal classico verde naturale o bianco innevato, fino ad arrivare a colori più particolari;
- Il montaggio estremamente facile e rapido;
- E, per finire, il fatto che non perda aghi
Ma se lo scegliete sintetico, ricordate comunque che l’aroma e il profumo di un abete vero non può essere riprodotto da un albero finto!
Albero di Natale: perché scegliere l’abete vero?
L’abete vero viene coltivato in Italia (prevalentemente in Piemonte, Veneto e nel Casentino in Toscana), da vivai regolarmente autorizzati che utilizzano terreni marginali di collina e montagna altrimenti destinati all’abbandono e al conseguente dissesto idrogeologico.
Per rispondere ad una frequente domanda, gli alberi di Natale (Abies nordmanniana, Picea excelsa, P. punges e P. omorika) vengono coltivati in terreni appositamente dedicati all’attività vivaistica, da aziende agricole. Non vengono presi dai boschi, ma normalmente coltivati come una qualsiasi pianta da vivaio ornamentale o da fiore e costituiscono una coltivazione rispettosa dell’ambiente perché contribuiscono con il loro verde a dare vita a zone altrimenti brulle e desolate soggette al degrado.
Gli alberi veri, durante la crescita in vivaio, assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo a mitigare l’effetto serra.
Quando vengono estirpati, sono sostituiti da altre giovani piante nello stesso vivaio, le quali continuano ad assorbire anidride carbonica dall’atmosfera.
Al termine del loro utilizzo come albero di Natale, queste piante, se ben tenute e quindi poco danneggiate, possono essere mantenute in vaso (grande) da un anno all’altro, oppure piantate in giardino (grande).
In alternativa, si possono restituire al punto vendita dove alcuni Comuni provvedono al ritiro per la piantagione, oppure allo smaltimento come residuo organico da avviare al compostaggio. Mai e poi mai si trasformano in rifiuto sempiterno…
Attenzione, però: gli abeti di Natale vanno acquistati nei Centri di Giardinaggio, dove si trovano esemplari da vivaio, muniti di tutta la certificazione che attesta la loro provenienza da coltivazione.
Meglio non fidarsi troppo dei punti vendita improvvisati a bordo strada che magari tagliano gli alberelli del bosco, impoverendo l’ambiente…
Albero di Natale: come tenerlo per le feste…
In vendita si trovano esemplari con pane di terra o senza radici. I primi si possono acquistare anche con largo anticipo; si trapiantano subito in un vaso di misura adeguata (grande!), aggiungendo un buon terriccio universale e bagnando bene; se possibile è meglio lasciarli all’aperto, controllando che il terreno rimanga umido ma non inzuppato.
Si portano in casa prima del Natale per addobbarli, in un posto fresco, lontano da stufe e termosifoni; in alternativa meglio ricordarsi di vaporizzarli con acqua distillata 2-3 volte al giorno. Così dureranno senza spogliarsi fino alla fine delle feste oppure tenere come spieghiamo più avanti.
Gli alberelli senza radici non vanno acquistati troppo in anticipo, si pongono ugualmente in un contenitore fermandoli con terra o sassi; possono essere addobbati subito e tenuti in casa, tenendo presente che è molto probabile che perderanno gli aghi più rapidamente. Dopo l’Epifania si pongono nel cassonetto dei rifiuti organici.
… e dopo le feste
L’albero vero con pane di terra, se è ancora in buone condizioni e i rami non sono secchi, si può conservare per anni anche in vaso di plastica. Meglio posizionarlo in esterni, a riparo dalle intemperie, non in pieno sole fra maggio e settembre soprattutto nei nostri climi. Si annaffia con regolarità appena il terriccio incomincia ad asciugarsi. L’ideale sarebbe rinvasarlo in una misura in più ogni anno in aprile, a partire dal secondo anno, sempre utilizzando un buon terriccio universale e ponendo un discreto drenaggio (4 cm di argilla espansa) sul fondo del vaso. In marzo e in settembre si aggiunge una manciata di concime granulare per giardino, mescolandolo bene al terriccio superficiale.
La piantagione in giardino è sconsigliata tranne che sulle Alpi e sull’Alto Appennino, purché lo spazio sia molto grande perché in poco spazio i rami cozzerebbero presto contro l’edificio e toglierebbero luce, mentre le radici potrebbero creare problemi di stabilità all’immobile. In Sardegna diventerebbe una pianta stentata perché fuori dal clima giusto. Servono quindi un clima fresco-freddo e almeno 10 m di spazio tutt’intorno all’albero. Dalla piantagione all’autunno successivo è necessario irrigare in abbondanza se non piove a sufficienza. In marzo e settembre è bene concimare con un buon prodotto granulare per giardino, in dose di due manciate, per i primi 6-7 anni.
Con la collaborazione di AICG
Credits:
Foto courtesy of @le_cocchette
Modella: Francesca Mameli
Location: Sgaravatti Garden Center – Capoterra



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