Un bambino non disegnerebbe mai un albero senza rami. E allora perché certi potatori si accaniscono sulle chiome con interventi così drastici da evocare più uno scalpo che un intervento rigenerativo?

Quale che sia la motivazione che ispiri le capitozzature, bisogna tenere presente che il ricorso a interventi così invasivi non è mai indolore per le piante, che, ricordiamolo: sono esseri viventi.

Al di là del danno estetico – talvolta gli effetti ottenuti sono raccapriccianti – le parti tagliate possono rimanere esposte a scottature solari ed entrare in sofferenza. Sono però le conseguenze a lungo termine che colpiscono le piante capitozzate a essere talvolta inesorabili: invecchiamento precoce, indebolimento strutturale, maggiore esposizione alle malattie e agli attacchi parassitari. Queste le conseguenze più comuni, che dimostrano come spesso il ricorso a questa pratica è la causa di rotture di rami o improvvisi cedimenti degli alberi.

Una credenza ancora diffusa è che le potature drastiche possano migliorare la salute delle piante. Nulla di più sbagliato: per gli alberi sottoposti a questi drastici interventi diventa prioritario creare nuove chiome e così le piante reagiscono ai tagli attivando le gemme latenti e forzando la crescita di nuovi germogli attorno a ogni taglio. Se le riserve di energie non sono sufficienti l’albero va incontro a un indebolimento e può anche rischiare di morire.

Secondo le corrette indicazioni colturali, soprattutto nella manutenzione del verde urbano, la potatura dovrebbe essere circoscritta alla sola eliminazione dei rami secchi e delle parti della pianta potenzialmente pericolose: tutto ciò che va oltre questi interventi, da condurre in modo oculato e quasi chirurgico va contro la salute della pianta e può diventare pericoloso per il suo equilibrio.

È anche opportuno ricordare che l’importanza delle piante nelle aree urbane va al di là della loro funzione ornamentale: il verde è strategico in quanto purifica l’aria, mitiga il clima e difende il suolo dai fenomeni di erosione. Gli esperti dicono che la città ideale dovrebbe offrire il 40% della sua superficie ricoperta da alberi, mentre in Italia siamo ben al di sotto di questa indicazione, secondo la media Istat non si raggiunge il 3% di verde nelle nostre città: un altro motivo per conservare al meglio le chiome degli alberi ed evitare le sconsigliabili capitozzature.