4 Ottobre 2020

Parlano di noi – L’Unione Sarda 02/10/2020

Rosi Sgaravatti, nata in provincia di Udine, ma ormai sarda d’adozione, è al timone della “Sgaravatti Group“, azienda familiare con commesse in tutto il mondo.
La sua azienda ha compiuto due secoli, un bicentenario celebrato anche con un libro, curato dall’imprenditrice insieme a Santi Romano, “La bellezza e il tempo, duecento anni di florovivaismo italiano“. Un’attività che si concentra su 32 ettari di terreni in Sardegna tra prato, serre e vivaio. Tre Garden center a Cagliari, Capoterra e Arzachena. In vetrina ci sono le 250 varietà di hibiscus, secondo gli esperti la più importante collezione in Italia. Fantasia e creatività: “Nulla è più figlio. dell’arte di un giardino”, sostiene lo scrittore Walter Scott.

I primi a crederci sono stati Natale e Benedetto Sgaravato.
«Natale e il figlio Benedetto in Veneto, nel 1790, curano i giardini dell’abate Farsetti dove vengono coltivate le novità importate in Inghilterra dall’America».

La svolta nel 1820. Che cosa succede?
«Nel 1810 gli Sgaravato lavorano per la famiglia Morosini dove Angelo Sgaravatti, il primogenito di Benedetto che aveva nel frattempo nobilitato il cognome in Sgaravatti, acquisisce, con i viaggi all’estero competenze botaniche e commerciali. Nel 1820 fonda l’azienda vendendo in proprio piante e fiori che prima produceva per conto dei Morosini».

Tutto questo in una società che cambia, in cui è forte l’impronta della borghesia.
«La borghesia cercava di imitare l’aristocrazia realizzando meravigliosi giardini. Gli Sgaravatti coltivano le piante ma cercano anche di creare giardini, collaborando, come del resto facciamo anche oggi, con gli architetti».

L’azienda Sgaravatti nella seconda metà dell’Ottocento, anticipando i tempi, vende per corrispondenza bulbi, sementi e piante.
«Il primo catalogo è del 1861 e nasce in concomitanza con lo sviluppo dei trasporti e delle poste. In breve tempo diventa una guida per gli appassionati di piante in Italia e all’estero. Solo undici anni dopo in America nasce un catalogo che viene ricordato erroneamente come il primo esempio di vendita per corrispondenza. In realtà il primo fu quello della Sgaravatti».

Il laboratorio industriale di fitopatologia creato all’interno dell’azienda contribuì al salvataggio della viticoltura italiana attaccata dalla fillossera.
«Possiamo dire di aver contribuito, in anni molto duri, a salvare il nostro meraviglioso patrimonio vinicolo».

Quando siete arrivati in Sardegna?
«Dal Veneto l’attività si è sviluppata in tutta Italia, da Pistoia a Roma, da Torino a Napoli. L’arrivo in Sardegna coincide con la nascita della Costa Smeralda negli anni Sessanta. L’Aga Khan ci ha coinvolto. Di fronte a questa straordinaria opportunità abbiamo deciso di aprire due sedi nell’Isola, una al Sud, dove far crescere le piante sfruttando la luce più intensa e il clima più mite e l’altra ad Arzachena più vicina alle attività del principe ismaelita».

Come è stato il lavoro con l’Aga Khan e i suoi architetti?
«L’Aga Khan ha imposto un disciplinare botanico molto rigido. Siamo orgogliosi di avere realizzato i giardini dei grandi alberghi della Costa Smeralda. Voglio ricordare anche la collaborazione ormai cinquantennale con un altro amante del bello che ha creato il mito di Porto Rotondo, Luigino Donà dalle Rose».

Avete contribuito a realizzare il parco della Certosa di Silvio Berlusconi. Che cosa ricorda di quel momento?
«Abbiamo realizzato centinaia di interventi in tutto il mondo, ma il lavoro più importante è certamente il parco di Villa Certosa voluto da Silvio Berlusconi, che è un grande appassionato di piante e vuole che tutto sia perfetto. Per lui abbiamo creato un giardino di piante grasse e un altro con diverse varietà di Ibiscus».

Lei avverte il peso e la responsabilità per una storia così lunga?
«Amo le piante e pensare ai giardini dei committenti che spesso diventano amici. Non mi spaventa il lavoro, ma avverto il peso di una burocrazia che non ci aiuta e che spesso ci ostacola».

L’attuale momento del florovivaismo. Quali sono le richieste? Quale tipo di giardino?
«Il lockdown ha fatto riscoprire a molte persone il piacere di avere un piccolo balcone attrezzato con fiori e piante. Le richieste si indirizzano verso giardini che richiedono poca manutenzione e un limitato consumo idrico. Si possono realizzare, ma bisogna sempre ricordare che le piante sono organismi viventi e hanno bisogno di cura».

Come deve essere il giardino perfetto?
«Il giardino deve essere soprattutto in armonia con chi lo ha voluto. Io sono. d’accordo con i giapponesi che dicono che il giardino è il luogo dove l’uomo incontra il divino».

Massimiliano Rais

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