29 Settembre 2020

Parlano di noi – Gardenia settembre 2020

Anche Gardenìa parla di noi, sul numero 437 di settembre ben quattro pagine dedicate alla nostra storia!

Anniversari verdi – Duecento anni di florovivaismo

di Mimma Pallavicini

Un compleanno di tutto rispetto – 200 anni – è l’occasione per ripercorrere, attraverso la storia dell’azienda vivaistica Sgaravatti, le vicende della nascita del vivaismo nazionale e della sua evoluzione di pari passo con le trasformazioni sociali.

In verità la storia risale al 1780, quando il giovane Benedetto Sgaravato abbandona i campi per praticare l’arte del giardinaggio al soldo degli eredi di un ricchissimo patrizio veneziano, per poi trasferirsi a Saonara (Padova) con il cognome modernizzato in Sgaravatti. Qui crea un vivaio in società con i Morosini, una potente famiglia nobiliare veneta.
Nel 1820 Angelo Sgaravatti, nipote di Benedetto, diventa imprenditore e appende al portone della tenuta Morosini l’insegna con il proprio nome seguito dalla specializzazione: sementi, bulbi da fiore, piante fruttifere e ornamentali.
Angelo, che lavorò anche come giardiniere all’orto botanico patavino, fece sognare un paio di generazioni costruendo giardini pieni di fiori coltivati nella sua azienda e aprì in centro a Padova un negozio sempre ben fornito e un ufficio di progettazione di giardini. Quando morì, nel 1865, lasciò ai figli un’azienda redditizia, che era riuscita ad acquistare buona parte delle terre dei Morosini e a conquistare la fiducia della ricca borghesia padovana.

L’invenzione del catalogo
Con l’Unità d’Italia i fratelli Sgaravatti aprono succursali ovunque nel Regno e mandano in giro agenti a vendere la produzione.
Un quarto di secolo dopo la morte del padre Angelo tre dei fratelli Sgaravatti, con 75 ettari di vivai, costituiscono una società per azioni e cedono il negozio di Padova agli altri due fratelli, Giovanni e Giuseppe.
Subito potenziano un’idea Sgaravatti, che oggi è tornata di attualità a causa del lockdown: la vendita per corrispondenza da catalogo.
Molto in anticipo sui tempi, capiscono che i loro cataloghi possono costituire un avvincente biglietto da visita e pertanto devono essere gradevoli da sfogliare, ricchi di informazioni e di novità vegetali. Intanto il prestigio del vivaio cresce in quanto fornitore della Casa Reale italiana, di prìncipi europei e di ministri.

Fitopatologia e innovazione
Agli esordi del Novecento, la quarta generazione della famiglia introduce l’alta specializzazione, inusuale per l’epoca: Alvise è responsabile delle conifere, Antonio delle viti, Ilex dei rosai, Erinus disegna i giardini, Leone si occupa di marketing, Angelo manda avanti in azienda il reparto fitopatologia.
È questo forse uno degli aspetti più straordinari dell’azienda: forti dei propri capitali, in quegli anni gli Sgaravatti diedero impulso alle ricerche fitopatologiche che da decenni portavano avanti, finanziando in proprio un laboratorio all’avanguardia.
Già nel 1879, quando la fillossera decimò le viti, questi vivaisti avevano potuto combatterla con una loro nuova tecnica: l’innesto delle varietà europee su vite americana.
Unici produttori di barbatelle di vite americana, a cavallo tra i due secoli avevano salvato il patrimonio di vitigni e di vigne nel nostro Paese.
Nel 1901 gli ettari coltivati erano diventati 250, e gli operai 350. Arrivano la meccanizzazione agricola e il potenziamento del settore sementi per far fronte alla grande richiesta. Per decenni, pur con l’interruzione forzata della Prima guerra mondiale, il laboratorio di miglioramento genetico interno lavora alla creazione di varietà orticole speciali e varietà floricole nuove e seleziona sementi agrarie di migliore resa e qualità.
Poi nel 1923 l’azienda si sdoppia: da una parte la Fratelli Sgaravatti Piante, dall’altra la Fratelli Sgaravatti Sementi, intestate rispettivamente a Benedetto e a Vittorio Sgaravatti con i relativi figli.
La Sementi Sgaravatti è stata leader tra il 1930 e il 1950 nella produzione di sementi ortive e cerealicole, commercializzate in tutta Europa e negli Stati Uniti e di bulbi (esportati ovunque, prima che gli olandesi creassero il loro mercato). La Sgaravatti Piante ha invece portato avanti il vivaismo ornamentale e la realizzazione di giardini per una clientela sia privata sia pubblica italiana, ma anche olandese, belga, francese e tedesca.

La Sardegna come nuovo approdo
La nuova Grandi Vivai Benedetto Sgaravatti trasferisce parte delle attività nelle due tenute acquistate in Sardegna ad Arzachena e a Capoterra.
Un figlio di Benedetto nato nel 1936 e laureato in agronomia, Leone, si trova pronto quando hanno inizio gli investimenti immobiliari della Costa Smeralda e dei nuovi insediamenti di vacanze e servono piante e progetti di giardini lussuosi per circondare le ville dei vip, tra i quali Silvio Berlusconi, che si farà vestire dagli Sgaravatti i cento ettari di parco della sua proprietà sarda.
Leone lavora spesso a fianco di grandi firme dell’architettura e del paesaggismo e capisce che deve cercare anche altri mercati. Trova nuovi sbocchi dapprima andando a inverdire i deserti degli Emirati Arabi e in seguito costruendo giardini di prestigio nel Qatar e in Azerbaijan, in Ucraina e a Antigua.
Morto giovane negli anni Ottanta in un incidente stradale, Leone ha trovato nella moglie Rosi la continuità della Sgaravatti Group, oggi società di progettazione e costruzione di giardini e centro di giardinaggio che commercializza piante adatte al clima mediterraneo, prodotte in 32 ettari di vivai.
Questo compleanno testimonia che, pur tra le inevitabili difficoltà, come sta succedendo con la recente pandemia, lo spirito di iniziativa italiano sa acquisire e conservare nel tempo un patrimonio di saperi legati alla terra.
E soprattutto racconta il ruolo del vivaismo ornamentale e delle competenze paesaggistiche e ambientali per alimentare il bisogno di verde e il senso estetico di tutti, oggi come sempre.

In marzo è uscito il libro La bellezza e il tempo. Sgaravatti 1820-2020. Duecento anni di florovivaisimo italiano scritto da Santi Romano con Rosi Sgaravatti ed edito da LSWR.

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